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Il gioco nella psicoterapia infantile

Il gioco nella psicoterapia infantile

Per poter parlare di psicoterapia infantile, è importante prima definire in generale cos’è la psicoterapia.

Wolberg, nel 1967, scriveva : “La psicoterapia è il trattamento, con mezzi psicologici, di problemi di natura psichica, in cui una persona appositamente qualificata stabilisce deliberatamente una relazione professionale col paziente con lo scopo di: rimuovere, modificare o attenuare i sintomi esistenti, mediare i modi di comportamento disturbanti, promuovere la crescita e lo sviluppo positivi della personalità”. Da allora l’area della psicoterapia si è stabilmente formalizzata e definita nei suoi molteplici ambiti, per cui ha bisogno di una definizione più completa ed esauriente di tutti i modelli psicoterapeutici esistenti (psicoanalisi, psicologia analitica, psicoterapie ad indirizzo psicodinamico, psicoterapie relazionali ecc..); può senz’altro essere d’aiuto l’ampia definizione fornita da Corsini (1984): “ La psicoterapia è un processo di interazione tra due parti. Ciascuna rappresentata generalmente da una persona: tali parti agiscono al fine di alleviare il malessere che si verifica in una di esse, in relazione a una o più aree di invalidità, quali funzioni cognitive, affettive o comportamentali.”

Freud fu il primo che introdusse la psicoterapia nell’infanzia grazie al caso del piccolo Hans. Ma colei che inserì la terapia del gioco nella psicoterapia fu Melanie Klein. I suoi scritti si possono definire quasi dei resoconti delle sue esperienze cliniche. La Klein arrivò gradualmente all’uso del gioco come modo per entrare in rapporto e stabilire un dialogo con bambini molto piccoli. Iniziò con un atteggiamento psicopedagogico e nell’articolo Lo sviluppo del bambino racconta l’esperienza con Erich, suo figlio più piccolo: il bambino aveva un problema d’inibizione intellettuale e credendo che dipendesse dalla scarsa conoscenza sessuale affronta con lui il problema. In questo articolo la Klein afferma che un atteggiamento psico-pedagogico informato psicoanaliticamente, spiegando i problemi della sessualità al bambino, è capace di risolvere le inibizioni dello sviluppo. Più avanti la Klein capisce che non basta dare una spiegazione sulla sessualità per risolvere il conflitto emotivo, ma c’è bisogno di organizzare una vera e propria terapia con sedute quotidiane: la ricercatrice mise in pratica tutto ciò con il figlio Erich un’ora la sera prima di andare a letto. In queste sedute, essa osserva il figlio che gioca per cogliere i suoi conflitti; ovviamente si tratta di gioco spontaneo che lei osservava, interpretava e cercava di darle un significato.

La Klein decise così di inserire il gioco nella psicoterapia: forniva ai bambini che andavano nel suo studio dei giocattoli standard. La stanza era arredata in modo particolare, adatta al gioco dei bambini, con un piccolo divano, un tavolino piccolo con fogli e matite per disegnare e giocattoli. Quest’ultimi venivano scelti in modo da poter rappresentare la vita affettiva del bambino, quindi pupazzi che rappresentavano degli adulti, dei piccoli, degli animali, tutti di piccola taglia cosi che il bambino li possa padroneggiare facilmente.
Il gioco del bambino corrisponde al discorso del paziente adulto, è l’equivalente delle associazioni libere. Nel gioco il bambino rappresenta ed esprime direttamente le proprie fantasie, pensieri, angosce, conflitti. Il significato del gioco è analogo ad associazioni libere drammatizzate, “l’azione e le fantasie dei bambini sono manifestazioni della coazione a ripetere”.
Il gioco non è un’attività totalmente spontanea e libera nella fantasia del bambino, ma è determinata dai punti d’interesse emotivo, dai conflitti emotivi che orientano nell’adulto i pensieri, nel bambino il corso delle fantasie che utilizza nel gioco. In conclusione il gioco è la rappresentazione della vita affettiva del bambino anche molto piccolo; quindi si può ritenere un valido strumento per approcciarsi ai bambini durante la psicoterapia, per entrare in sintonia con loro senza catapultarli in ambienti “ostili” per loro, anzi è lo psicoterapeuta che entra nel suo meraviglioso e fantasioso mondo.

Dottoressa Valentina Biancone
Psicologa dello sviluppo
Pagina Fb: Dott.ssa Valentina Biancone- Psicologa dello sviluppo

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