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Tra "essere" e "appartenere": nella coppia di oggi la famiglia di domani

Psicoterapia di coppia

La società occidentale negli ultimi decenni ha subito innumerevoli cambiamenti e tra di essi non possiamo non ricordare quello che riguarda la famiglia, passando dall'essere un nucleo dal legame indissolubile a quello, in pieno stile consumistico, del tipo usa e getta.

 Molto spesso si trascura di ricordare che la crisi della famiglia nasconda un cedimento ben più profondo che affonda le radici nella crisi della coppia. In maniera sempre più esponenziale l'impegno tra due persone è percepito come "rischioso" mentre la paura più grande è rappresentata dall'idea di perdere la libertà ed i confini individuali. Aumentano, proprio per timore del vincolo poiché percepito come troppo impegnativo, legami fragili perché precari, precari in quanto fragili.
Se svisceriamo la famiglia, sia dal punto di vista sociologico che psicologico, non sono mancate le trasformazioni che hanno contribuito a renderla particolarmente debole e fra di esse vanno elencate la solitudine e l'isolamento sociale con cui fa i conti quotidianamente.

Il nucleo familiare pre-moderno era fortemente influenzato, ma anche sostenuto, dalla famiglia allargata e da quella stessa comunità di appartenenza in cui gradatamente si sviluppava; l'intimità e la vita privata della coppia rappresentano una conquista recente, tipica dei nostri tempi attuali. La famiglia da pluri-nucleare (dove coo-abitavano altri nuclei familiari) è passata a quella mono-nucleare (con l'etica auto-centrata) dove vige l'esaltazione della autonomia e della auto-realizzazione in cui il legame matrimoniale, assunto il valore di traguardo e di status sociale, contribuisce all'espressione della felicità personale più che di coppia o di famiglia.
Nelle unioni matrimoniali il sentimento ha assunto un ruolo prioritario, determinando, se estremizzato, rapporti paradossalmente sempre più vulnerabili. L'assenza di controllo sociale, il bisogno di attuazione individuale, le reciproche aspettative, spingono la coppia a rivedere più spesso che in passato il senso del loro stare assieme, rendendo il loro rapporto vulnerabile e sottoponendolo al pericolo incombente della separazione laddove il legame affettivo, inteso come il solo ed unico collante, viene a vacillare.

Nonostante la sessualità giochi un ruolo importante nel processo di innamoramento, una parte non meno importante è rivestita da quei meccanismi psichici della idealizzazione dell'altro, che messi una volta messi in atto, determinerebbero la stipulazione di una sorta di ben due contratti tra i partner. Nella fase iniziale del rapporto la coppia sottoscriverebbe un "primo contratto" costituito di una parte consapevole e di una invece inconsapevole. In tale periodo il compagno/a è considerato come l'unico soggetto in grado di appagare appieno le proprie esigenze e le aspettative, anche quelle più nascoste, mentre le non trascurabili differenze espresse sul piano del comportamento e della sensibilità vengono sottovalutate o appaiono desiderabili.   
La solidità della relazione a due, intesa come capacità di attraversare i cicli di vita personali nell'ambito di quelli relazionali, è secondo Malagoli Togliatti, rapportata all'essere in grado di rinegoziare il "primo contratto" ovvero pervenire ad una sana disillusione dell'altro/a per poter giungere cosi alla stipula del "secondo contratto".

Nella coppia cosi come nella famiglia ed in qualsiasi contesto relazionale, fare esperienza dell'altro implica anche momenti di negatività, nel corso dei quali si sperimenta ciò che l'altro non è rispetto a ciò che credevamo che fosse o che potesse diventare. Il rapporto a due è in fondo un vero e proprio processo costituito da tanti elementi, dalle attese, alle speranze, tipiche dell'innamoramento, fino anche alle delusioni, anzi sono proprio quest'ultime che ne sanciscono il passaggio all'amore, inteso come scelta, come volontà a continuare il percorso di vita insieme.

Il conflitto è quindi un'occasione di crescita in quanto non solo obbliga a considerare la diversità dell'altro, ma costringe a prendere atto dei limiti della condizione dello "straniero con cui ci si confronta al di fuori di se" che a molto a che vedere con "lo straniero che ho dentro di me".        Fondamentale ed imprescindibile è per un sano rapporto di coppia, l'educazione all'accoglienza autentica dell'altro ed alla reciprocità.
Riappropriarsi delle parti della propria identità estromesse, "proiettate" nell'altro, fa parte del travaglio di ogni conflitto di coppia ed è proprio l'essere consapevoli delle nostri parti oscure ciò che ci spinge ad accogliere sia la diversità altrui che a riconoscere le ombre e le fragilità personali; del resto "ciò che ci disturba è proprio ciò che ci appartiene", evocando intense e fastidiose vibrazioni emozionali.
Solo accogliendo l'altro cosi com'è possiamo sia raggiungerlo che partecipare in modo autentico alla sua realtà, non solo, ma anche poter conoscere e/o riconoscere parti di se.

Vedere nel limite e nella negatività che puntualmente sperimentiamo nella relazione di coppia non un blocco inespugnabile e frustrante, ma un passaggio indispensabile per fare una reale esperienza di chi ho di fronte, nonostante le nostre illusioni e i nostri desideri più reconditi, rappresenta un punto di svolta costruttivo e funzionale per se stessi, per la coppia di oggi e per la famiglia di domani della nostra società.

Dott.ssa Marcella Cammalleri
Psicologa-Psicoterapeuta

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